NUOVA FRESCHEZZA PER UN ANTICO PIANOFORTE

    Münster – per far risuonare i preziosi strumenti a tastiera che sono di casa all’Erbdrostenhof, c’è bisogno di specialisti che ne conoscano bene le peculiarità. Malcolm Bilson è uno di questi esperti. Quando ha dovuto “marcare visita” il venerdì della settimana precedente al concerto, “l’Olanda era in pericolo”. Ma l’americano ha saputo provvedere – e ha raccomandato Stefania Neonato, sua ex-allieva.


    La sorridente pianista di Trento ha avuto due giorni per prepararsi alla serata con il fortepiano Conrad Graf. E poi è partita con Arabeske op.18 di Robert Schumann. Il pubblico ha affinato le orecchie dal primo istante. Per quale ragione? Perché i suoni che lo strumento emetteva non erano mai stati sperimentati prima. Poi il “Momento Musicale n°1 op.94” di Schubert – medesima impressione; poi la Sonata “Waldstein” di Beethoven. Anche qui sempre e ancora nuovi momenti di totale sorpresa!


    Chi finora aveva dubitato che su un pianoforte storico non si potesse veramente suonare in modo differenziato, deve rivedere completamente la sua opinione dopo la spettacolare entrata di Stefania Neonato. Schumann cantava talvolta come bisbigliato sulle corde, la musica solleticava le orecchie come un suono d’arpa dalla più remota distanza. La vicinanza dei bizzarri ed eterogenei motivi schubertiani aveva un effetto straordinario e sorprendente. Incredibile anche la varietà di atmosfere che la pianista ha creato.


    Nello spartito beethoveniano che si credeva di conoscere da tempo, ci sono state delle frasi da cui proveniva un effetto totalmente e letteralmente inaudito; ad esempio un fragore tempestoso nei bassi che deve essere stato una vera e propria provocazione per i contemporanei di Beethoven. Questo effetto è difficilmente realizzabile su un pianoforte moderno, perché il rapporto fra i registri (basso, centrale e acuto) è totalmente diverso da quello di un fortepiano Graf.


    Ma questo effetto diventa riconoscibile solo nel momento in cui qualcuno lo “libera” dai tasti. E’ sembrato che Neonato avesse mobilitato forze magiche, divenute nuova freschezza con Beethoven, come se l’inchiostro si fosse asciugato sulla carta proprio in quel momento. La stessa cosa vale per la notevole Sonata in fa# minore di Muzio Clementi e l’op.28 di Mendelssohn nella stessa tonalità. Sono stati qui rappresentati fragilissimi e delicati colori pastello, poi guizzi impulsivi, senza freni, come da un vulcano.
E fra questi estremi un infinito mare di colori, che non si immaginavano possibili.


    Con il suo concerto di questo lunedì sera, Stefania Neonato ha fissato nuovi criteri. E’ stato un avvenimento importante, molto importante. E di ciò ne erano pienamente consapevoli gli ascoltatori che hanno applaudito fragorosamente.


(trad. Stefania Neonato)

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